VANITY FAIR / Giugno 1991

Padri e Figli
VITTORIO e GIOVANNA MEZZOGIORNO
di Valeria Sacchi

Come vedi tuo padre? "Decisamente bello, e poi piace un sacco". Ti somiglia? "Tutti dicono che sono identica. Io vedo la rassomiglianza negli occhi chiari e nel sorriso, e in certi modi di muoversi. Camminiamo e corriamo allo stesso modo". Ti è simpatico? "Molto, moltissimo. Ha tantissimi difetti, ma spicca in lui la simpatia. E non sono solo io a trovarlo così, ma anche i miei amici. È una persona apertissima ". È sempre stato così? "No, non sempre".
Il padre di cui si parla è Vittorio Mezzogiorno, la figlia che parla di lui è Giovanna, 16 anni, zazzera corta, blue jeans e maglioni extra-large, possibilmente scuri, nei quali le piace annegare.
Rovesciamo la domanda a Vittorio: tua figlia ti piace? "Sì, mi piace molto, perché è onesta, almeno mi pare, perché è responsabile e, soprattutto, perché è una persona che non si butta via ". È molto bella... " Io direi che è carina. Probabilmente ha un fascino che viene più dalla sua interiorità, perché credo sia una ragazza intelligente". E fisicamente, come la vedi? "È simile a me nel carattere. Ha gli stessi miei difetti e, forse, anche le qualità: è una che deve essere un po' spinta. È un po' superficiale, però ha una strana fiducia in se stessa, e in questo mi assomiglia. Ha un potenziale notevole, ma si applica un quinto di quello che potrebbe. Ognuno è fatto come è fatto: io riconosco anche in me una certa vaghezza, e la stessa cosa vedo in Giovanna. Io ho la capacità di capire, non altrettanto quella di concentrarmi".
È vero, Giovanna e Vittorio si somigliano, anche se il naso storto di lui, eredità della boxe giovanile, ne altera la perfezione che, invece, in Giovanna è evidente: stessi colori chiari, stesse pupille chiare che, quando ridono, si allungano a fessura, stessi denti bianchissimi, stesso modo di tenersi eretti. Quando si guardano, gli occhi diventano di velluto, ma dentro resta una scintilla di indagine e di allerta. Come dire: attenzione, ti amo ma ti vedo come sei.
La conquista del rapporto non è stata semplice. "Quando ero piccola giocava con me, e mi era simpatico. Ma adesso, a differenza degli anni passati, ho un rapporto più aperto", dice Giovanna, e Vittorio conferma: "Io con i bambini piccoli non ho mai avuto una grande confidenza. Ma miglioro col tempo, più Giovanna diventa una persona adulta, più il dialogo si infittisce. Non so se sia giusto che un padre cambi i pannolini, io non l'ho mai fatto. È strano, io le tenerezze le avevo con i cani, un bimbo in fasce mi affatica. Invece, se ho un cucciolo, allora apprezzo il fatto che sia cucciolo, che cominci a giocare. Mi sono chiesto spesso il perché, cosa fosse questa cosa, forse non del tutto positiva...".
Per oltre due anni, tra il 1988 e il 1989, Vittorio è stato lontano da casa, in giro per il mondo con il Mahabharata di Peter Brook. Anni delicati per Giovanna, che tra l'altro si era trasferita con la mamma da Parigi a Milano, scuola nuova, amici nuovi. "Lo stacco: è stato una cosa difficile per me. Mio padre era stato via per molto tempo, e tornando mi trovava cambiata. Ritmi, abitudini, amici nuovi, un sacco di amici. Non più soltanto il compagno di banco, ma gente diversa. Lui arrivava e mi trovava cambiata. Si è dovuto adeguare, ma non è stato facile. Per me era difficile fargli capire certe cose...". Cosa criticava in te? "La perdita di tempo. Diceva che non dovevo perdere tempo. Erano proprio gli anni in cui andavo male a scuola. Stavo ore al telefono, le amiche citofonavano. Mio padre vedeva queste cose come una gran perdita di tempo. Un po' aveva ragione, i risultati pessimi si sono visti a scuola. Ma io ero contro e mi chiudevo. Improvvisamente era apparso, e mi voleva imporre cose che, da adolescente presuntuosa, non credevo giuste".
"A volte non sono stato quello che si dice uno che favorisce l'apertura, e mi dispiace", ammette Vittorio. "Sono stato a volte un padre un po' autoritario, ma ho cercato sempre di non fare paura, anche se è difficile, per il mio carattere un po' burrascoso e, a tratti, un po' violento. Ma, insomma, conscio dei miei limiti, cerco di avere un dialogo, non di imporre il dialogo. Questa è una cosa importante: voglio che Giovanna non venga su come una abituata a subire imposizioni. Spero che nella vita non abbia troppa paura degli altri, ma abbia il coraggio di esistere, senza farsi mettere a tacere da chi alza la voce. Quando l'ho fatto, cioè quando ho alzato la voce con lei, poi mi sono sempre pentito. Perché non andrebbe mai fatto".
È vero, Giovanna? Quando è avvenuto il "clic" tra te e tuo padre? "Al secondo anno del Beccaria, quando sono stata bocciata per la seconda volta. Lui ha visto che io veramente mi sforzavo. Senza metodo, a vuoto magari, ma vedeva che cercavo di farcela. Ha visto che io soffrivo molto, perché i miei sforzi erano vani e stavo malissimo. Mi è stato vicino, come del resto mia madre, e alla seconda bocciatura ha capito. Avrebbe potuto farmi una scenata. Invece, non mi ha compatito ma mi ha capito, e questo è stato il passo avanti. Il rapporto poteva diventare una catastrofe, invece è migliorato".
Vittorio ha una ricetta per il mestiere di genitore: "Io penso che un ragazzo debba venire su con la propria dignità. Un padre non dovrebbe mai intimorire i figli, perché li si abitua al timore. Il timore va bene per i regimi autoritari. Mi piacerebbe che Giovanna venisse su con la consapevolezza della propria dignità e senza spaventarsi. Nella vita c'è sempre chi prova a spaventarti, per cercare di esistere al tuo posto. Io vengo da un tipo di educazione dove il dialogo non esisteva, zero. Sforzandomi di non imporre le cose con la voce grossa, voglio che Giovanna abbia fiducia in me. Oggi, se ha delle cose delicate, me ne parla liberamente. Vuol dire che siamo sulla strada buona". "Mi piace parlare con lui perché trovo un amico, non una persona che ha la pretesa di essermi superiore", spiega Giovanna.
Cose "delicate" tra Vittorio e Giovanna esistono, e non riguardano solo gli amici e i fidanzatini. Nei due anni in cui ha girato il mondo, Vittorio ha avuto una figlia, Marina, che ora ha due anni e mezzo e vive con la madre negli Stati Uniti. "Quando l'ho saputo sono stata malissimo", ricorda Giovanna. "Ero disperata ho legato queste cose a milioni di mie paranoie. Ho pensato che avesse fatto un'altra bambina perché non lo soddisfacevo come figlia, perché andavo male a scuola. Ora capisco che erano idee stupide. È stato un momento allucinante, pensavo che mio padre volesse scappare via da noi. Poi ho capito che non era vero, che non ci avrebbe mai lasciato. Lui mi ha spiegato: all'inizio erano solo liti e pianti, ora ne parliamo a volte, tranquillamente". Nel settembre del 1988, Giovanna ha voluto andare con Vittorio in America, per vedere la sorellina. Ammette: "Prima di vederla mi dicevo: adesso l'ammazzo. Poi quando l'ho vista all'aeroporto, una bambina piccola che era mia sorella, era assurdo che mi mettessi a odiarla. Era al mondo e non l'aveva scelto lei. Io spero, quando crescerà, di trovare in lei una persona che voglia essere mia amica, una sorella vera". Riconosce Vittorio: "Con Marina, Giovanna mi ha aiutato, perché ha aiutato la famiglia. Ha messo un ponte tra quella realtà e questa. Lei capisce le cose importanti".
Da grande, Giovanna vuole fare l'attrice. "È la mia massima aspirazione", confessa. E a te, Vittorio, dispiacerebbe? "Sì, nel senso che penso che a lei questo lavoro interessi. Io di questo lavoro cerco di farle capire le difficoltà. Guai ad affrontarlo con leggerezza, senza la preparazione necessaria. Una volta detto che è difficilissimo, pieno di angosce e di insicurezze, se lo farà, forse potrà cominciare meno alla disperata di me. Ed è un lavoro bellissimo: una volta raggiunta la consapevolezza, si comincia a fare un vero lavoro su di sé. Se uno ha i mezzi non c'è niente di più bello di questo: esprimersi e lavorare su se stessi. Ecco dove si torna all'educazione. Se vuole essere attrice, non deve avere delle "messe in riga" come ho avuto io. Deve essere gioiosa della propria natura, per poterla proporre e farsi amare".
Chiediamo ancora a Giovanna: cosa significa avere un padre attore? "Un diverso sistema di vivere, ritmi diversi, conoscere sempre gente nuova. Sono sempre andata sul set fin da piccola. Prima era solo un mondo affascinante, ora mi rendo conto che può essere un mondo pieno di tranelli e di inganni. Vedo come mio padre è attento nel lavoro, come è professionista. Imparo".

Valeria Sacchi
VANITY FAIR ITALIA
Giugno 1991 - N.13
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