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Studio Lucherini Pignatelli

LUCHERINATA

Trovata promozional-pubblicitaria tesa a far circolare voci o notizie paradossali su attori , personaggi, eventi dello spettacolo in cui il Vero si sposi al Verosimile, creando quell'ineffabile confusione in cui tutta la realtà diventa, per gioco ma con metodo, Fiction. Dal nome di Enrico Lucherini, accompagnatore di Divi e Divine, ex-attore, press agent e co-autore della Dolce Vita in ogni sua possibile e stravagante eccezione. E' stato rilevato che, più che mai oggi, nessun giornalista può fare a meno di una dose quotidiana di LUCHERINATA a rischio di incorrere in gravi crisi di astinenza. Può accadere, infatti, che la preveggenza abbia la meglio e, alla fine, la notizia inventata si realizzi, nel trionfo della più "profonda" futilità.


NB si pregano le categorie interessate di aderire al REFERENDUM che intende promuovere l'inserimento del termine LUCHERINATA nei dizionari della lingua italiana.

Comitato promotore: Saverio Ferragina (Press Agent), Vincenzo Mollica (Rai Uno), Piera Detassis (Ciak), Maurizio Porro (Corriere della Sera), Maria Pia Fusco (La Repubblica), Gloria Satta (Il Messaggero).

Documento creato, durante la Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia, nel 1996. Subito dopo, grazie al prof. Michele A. Cortelazzo dell'Università degli Studi di Padova, il neologismo LUCHERINATA è entrato nel Lessico Contemporaneo Italiano.


lucherinata sf. azione promozionale tipica del press-agent Enrico Lucherini [1996]

LINK:
Annali del Lessico Contemporaneo Italiano
Neologismi 1993-1996
prof. Michele A. Cortelazzo

   
   
 

Omaggio a Enrico Lucherini

64. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica

In occasione dei  75 anni della Mostra
venerdì 6 settembre 2007, Sala Grande al Lido di Venezia

ENRICO LXXV Lucherini a Venezia, cortometraggio diretto da Antonello Sarno , prodotto da Medusa Film, in collaborazione con Desk Immagini News Mediaset,RaiTeche, Rai Sat Extra; un omaggio a Enrico Lucherini, a cui il Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani consegnerà, durante i giorni della 64. Mostra, il Premio Pietro Bianchi 2007.

Enrico Lucherini, praticamente gemello della Mostra, nato l'8 agosto del 1932, appena trentasei ore dopo la prima proiezione al Lido.

Leggi Note di regia [PDF]

Enrico Lucherini

Domenica 26 agosto 2007

Io, premiato sul “luogo del delitto"
di Enrico Lucherini

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Il corriere della sera
Domenica 26 agosto 2007

Venezia premia il re dei press-agent

Il cine-gossip di Lucherini: Sofia amica
alle altre riservo un bel po’ di colpi bassi

di Maurizio Porro

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Enrico Lucherini su
You TubePLAY >>


La stampa
Lunedì 27 agosto 2007

Le menzogne del LEONE
di Lietta Tornabuoni

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Enrico Lucherini


 

Esempio di lucherinata

La Stampa-Torinosette

Torino set
di Stefano Della Casa

Nei primi Anni 70, dopo il successo di alcuni melodrammi strappalacrime quali "Anonimo veneziano" e "Love Story", alcuni registi italiani ripropongono i feuilleton pieni di sentimento che dominavano la scena nell'immediato dopoguerra. Come tutto il cinema degli Anni 70, anche questi film sono oggi completamente dimenticati, ma il loro esito commerciale all'epoca era stato discreto utilizzando soprattutto il circuito delle sale popolari che di lì a poco sarebbe scomparso. Tra i più noti c'è "Sepolta viva" di Aldo Lado, fortemente voluto dal press-agent Enrico Lucherini (l'inventore della Dolce Vita, l'agente di tantissime attrici) che esordì nel ruolo di produttore. Gli esterni vennero realizzati in Piemonte e soprattutto in Val d'Aosta, utilizzando largamente le scenografie naturali offerte dal castello di Fenis, ma furono molti altri i manieri sabaudi ripresi dalla troupe. L'interprete principale era Agostina Belli, che all'epoca godeva di una certa popolarità. Da vecchia volpe dello spettacolo, Lucherini inventò una delle sue trovate: convocò i giornalisti per una visita sul set e preparò tutto perché la Belli fosse intrappolata dentro una buca al loro arrivo. In questo modo, i giornali sarebbero usciti con titoli a effetto (tipo "Agostina Belli sepolta viva, la maledizione di un titolo"), ma il diavolo ci mise la coda. Il pullman che doveva portare i giornalisti era in ritardo, la Belli non ne poteva più di attendere in una situazione invero scomoda e a nulla valevano gli ordini della delegata alla produzione: "Agostina, resta sepolta che i giornalisti nun ce stanno ancora".

Stefano Della Casa
©La Stampa

   
Taormina, luglio 1999- Premio Ciak d'Oro-
Gianluca Pignatelli, Enrico Lucherini
e Saverio Ferragina
Venezia, settembre 1996 -
Saverio Ferragina ed Enrico Lucherini
con il documento Lucherinata.
 
Enrico Lucherini con Florinda Bolkan E. Lucherini con Barbara Palombelli
foto: U. Pizzi
E. Lucherini con Marina Cicogna
foto: P. Coccia
Studio Lucherini-Pignatelli (gianluca/alessandro/enrico/benedetta)
foto: P. Coccia
   
Enrico Lucherini - Gianluca Pignatelli
Enrico Lucherini - Giovanna Mezzogiorno - Saverio Ferragina
   
 
Marzo 2004

Enrico Lucherini - Sette - 18-03-2004
di CLAUDIO SABELLI FIORETTI

Sembra quasi un ritorno della Dolce Vita. Tornatore, Chiambretti, Giaccio, D’Agostino, Pino Daniele, Elena Sofia Ricci, Rita Rusic, Stefania Rocca, Marco Risi, Irene Ghergo. Si incontrano non in via Veneto ma nelle case private a guardare la televisione. Veri e propri gruppi d’ascolto per i fumettoni televisivi o per Sanremo. D’estate nella villa di Giovanni Malagò, a Sabaudia, davanti a un grande telone sul mare, per una visione collettiva dell’ultimo Dvd. Organizza il tutto Enrico Lucherini, 70 anni, il più famoso press-agent dello spettacolo, l’uomo che pur di lanciare un film inventa amori, incidenti, suicidi, drammi, un grande falsario dell’informazione. In occasione del Festival di Sanremo allestisce anche una speciale scenografia particolare. Fiori finti dovunque, kitch imperante, d’obbligo vestiti a fiori. Appena canta Albano tutti a mangiare. Appena canta Reitano tutti a bere. Poi la riffa, anzi la scommessa. Venti euro ciascuno e se li prende chi indovina primo secondo e terzo. La più brava è Rita Rusic. Ha già vinto tre volte. «Tutti vorrebbero venire alle nostre feste», racconta Lucherini. «Il mio divertimento è cacciare la gente che si imbuca. Via, quella è la porta».
Lo sapevo che sei cattivo. «Non sono cattivo d’animo. Ho però il vizio di dire la verità e questo crea problemi. Ma i miei amici sanno che sono pazzo e mi perdonano».
Un nemico che è rimasto nemico? «Gina Lollobrigida. Ancora oggi mi boicotta nel lavoro perché sono amico di Sophia Loren. Dice ai produttori: “O me o Lucherini”».
Vero odio. «Ai tempi del remake televisivo della Romana, nel quale lei faceva la madre della Dellera dopo essere stata la protagonista del film originale, furono scintille. Adesso se ci incontriamo non ci salutiamo, facciamo finta di non vederci».
Tu sei un tremendo battutaro. «E qualche volta la pago. Ma le mie battute fanno ridere, non dico mai volgarità».
Tipo «Canina canini» per Sandra Milo? «A lei ho anche bruciato la parrucca e l’ho mandata in clinica. Ma il giorno dopo le copertine erano sue».
E l’urlo «Ciro Ciro» alla televisione è una invenzione tua? «No, troppo cheap. Io non speculo sulla morte delle persone. Magari cerco di ucciderle, questo sì, capita spesso».
Il fuoco è la tua passione. «In Orgoglio ho bruciato una casa. Elena Sofia Ricci doveva correre fuori, ma ha inciampato. Poteva morire. Sono corsi i tecnici a salvarla mentre io dicevo al fotografo “Scatta, scatta”. Sul lavoro sono crudele. Sta morendo? Muoia. I giornali hanno bisogno delle foto da pubblicare e questo è il mio compito. Mi pagano per questo».
Tu inventi. Storie di amore, incidenti, tradimenti da dare in pasto ai giornali per pubblicizzare film e attori. C’è qualcosa di vero intorno a te? «Per la prima del Giardino dei ciliegi dissi che Luchino Visconti aveva preteso che i ciliegi venissero espressamente dal Giappone».
Invece? «Macché Giappone. Erano di carta».
Conosci il confine tra la verità e la bugia? «Certo che lo conosco. Lo invento io».
Sei un bugiardo? «Quando devo inventare una balla so come si fa».
La più grande bugia che hai raccontato? «Dovevo lanciare Florinda Bolkan e avevo nel cassetto una innocentissima fotografia di lei mentre ballava con Richard Burton. Approfittai del fatto che Liz Taylor fosse entrata in clinica per degli esami e diffusi la foto. Successe un pandemonio».
Lo dici come se ti vergognassi. «Un po’ sì».
Litigi? «Madonna. Una grande maleducata. Alla prima di Evita a Roma, che ho organizzato con il mio socio Gianluca Pignatelli, è arrivata con un’ora e quaranta di ritardo facendo aspettare Antonioni, Banderas e il regista Alan Parke. Il giorno dopo, alla conferenza stampa, mi accusò di non aver organizzato bene la cosa. Io mi misi ad urlare e ricordai alla signora che aveva fatto la stessa cosa due giorni prima a Londra. Lei tacque».
I giornalisti sono tutti fessi? «Ai vecchi tempi il 40 per cento dei giornali popolari era fatto con roba mia. I direttori dei giornali sono furbi, loro quando vedono le foto di incidenti, incendi, soffocamenti, amoreggiamenti, tradimenti, ricoveri in ospedale, sanno che è una “lucherinata”, ma le foto sono drammatiche, belle, e fanno vendere i giornali. Come con Agostina Belli che doveva andare in ospedale perché l’avevo convinta a fingere di affogare in una scena. Il medico voleva farle una puntura e lei non voleva. Ma io le ho detto: “Carina, la puntura te la fai”. E se la fece».
Un’altra cosa di cattivo gusto? «Quella volta che convinsi Oriana Fallaci che Laurent Terzieff era malato di leucemia e quella era l’ultima intervista perché stava morendo. Organizzai tutta una messinscena nella camera d’albergo, piena di medicine per la leucemia, con Terzieff che faceva la parte del malato terminale. Una cosa terribile di cui mi vergogno ancora. Sulla morte non si scherza. Ma ebbi la copertina dell’Europeo».
Tu eri al Rugantino la famosa sera dello spogliarello di Aiché Nanà, la ballerina turca. Avevi organizzato tu? «No, ma incitai Anita Ekberg a farlo anche lei. Le dicevo: pensa che occasione. Ma lei non ci stette».
La Dolce Vita. «Via Veneto, il clan di Luchino, con Patroni Griffi, Zeffirelli, Valentina Cortese, Rossella Falk, Romolo Valli. E il clan di Federico, con Giulietta Masina, Flaiano e Gassman. Un gruppo da Doney e l’altro al Café de Paris».
Poi La Dolce Vita è diventato un film. «E i pullman scaricavano centinaia di giapponesi che venivano a guardarci. Noi ce ne andammo».
Dove vi siete spostati? «Nei bar del Pantheon, poi a piazza Navona. Poi pian piano è finita. Robetta. Sottobosco».
Puoi definire il tuo lavoro? «Organizzare la confusione. Sono un burattinaio di lusso».
Una volta eri solo sulla piazza. Adesso hai molti concorrenti. «Le signore negli anni Sessanta aprivano le boutique. Adesso aprono gli uffici stampa. Ormai anche le macellerie hanno l’ufficio stampa».
Concorrenti seri? «Come me non c’è nessuno. Io sono speciale. Sono come un medico. Se mi chiamano a mezzanotte io corro, non ho famiglia, non ho figli, ho solo un cane».
Quanto si guadagna? «Per lanciare un film ti possono dare quindicimila euro lordi».
C’è qualche «lucherinata» di cui non si sa ancora che era un falso? «No, però ogni tanto me ne attribuiscono qualcuna che non è mia. Tipo la rissa fra Pamela Prati e Valeria Marini. Tutti hanno pensato che fosse finta. Ma era vera. Mentre il litigio fra Alessandra Martinez e Lorella Cuccarini era finto. Ma non era mio. A volte mi capita leggendo qualcosa sul giornale di chiedermi: sarà vera o magari l’ho organizzata io?».
Ne fai tante. «Una volta. Adesso molto meno».
Si invecchia. «Ho organizzato 1.036 eventi, tra teatro e cinema. A volte sono anche dei filmacci ma io li considero tutti figli miei».
Chi è impossibile promuovere? «Nanni Moretti. L’ho fatto una volta per La messa è finita. Ma lasciava poco spazio alla mia creatività. Dovevo eseguire. A me piace inventare. E lui è bravissimo a promuoversi da solo. Per esempio usando lo stratagemma di non parlare fino a tre giorni dall’uscita del film. Una cosa che ho inventato io con Fellini e che lui rifà oggi».
È narcisista? «Ci tiene da morire alla sua immagine. Gli attori dovrebbero essere tutti narcisi come lui».
Altri attori difficili?
«Rachel Welch era uno strazio. Non voleva vedere i giornalisti. E Gian Maria Volonté. I cattocomunisti come lui avevano paura di uno come me che consideravano un personaggio rosa. Ma che rosa. Io passavo da Pasolini a Franchi e Ingrassia, da Accattone all’Ultimo tango a Zagarolo. Facevo tutto. Come in fondo faceva tutto anche Volonté che girò un film coi Vanzina».
Quali sono i programmi tv in cui gli attori non vogliono andare?
«Molti non vogliono andare da Marzullo. Ma sbagliano. Marzullo è uno psicoanalista. Ti fa parlare».
Non è un adulatore? «Ma no. Fa una trasmissione ideale per chi vuole appisolarsi a quell’ora della notte».
Che cosa è l’adulazione per te? «Una cosa che non mi piace. Nello spettacolo ci sono moltissimi adulatori. Per esempio gli attori che fingono di ammirare un regista perché pensano che il prossimo film lo faranno loro».
Fra i politici? «Be’, Bondi non è un adulatore, è una comica. Fede più di Bondi. È esagerato. E controproducente. Se io lanciassi i film come lui dà le notizie sarebbe un disastro».
Poi ci sono i voltagabbana. «Montesano? Era di sinistra e adesso dice che è di destra. Credo che sia rimasto male per come è stato trattato dai Ds».
Politici voltagabbana? «Non mi vengono in mente».
Scognamiglio, Pivetti, Dotti, Adornato, Guzzanti, Dini, Bossi, Bertucci, Pomicino, Misserville, Fini, Veltroni. Continuo? «Mastella. Forse Mastella»
E nel cinema? «Volontè. Eravamo tutti sconvolti quando fece un film con Vanzina che detestava».
Ricordi di gioventù? «Sono nato a Roma, ai Parioli, quartiere da molti considerato fascista. Ciano abitava qui di fronte, Doris Durante, attrice di regime, in fondo alla strada. A me piacciono ancora i film sulla guerra, sui fascisti, sugli ebrei. Mi piaceva vedere Il processo di Verona con la Mangano che faceva la Ciano, che io incontravo al mercato».
Scuole? «Liceo classico, due anni di medicina. Poi un giorno andando all’università vidi dei ragazzi in tuta in una villa. Erano attori dell’accademia d’arte drammatica. Chiesi: come si fa per entrare? Dissero: devi fare un esame. Lo feci. Ero pure carino. Ero stato eletto Mister Cannes. Superai l’esame e cominciai a frequentare l’accademia di nascosto da mio padre. Finii a fare una tournée in Sud America con la compagnia dei giovani, Falk, De Lullo, Valli».
Eri bravo? «Ero un cane, ero timido e avevo paura del pubblico. Però mi occupavo anche delle feste e delle conferenze stampa. In quello ero bravissimo».
I tuoi miti? «Loren, Visconti, Lollobrigida, Patroni Griffi».
I tuoi amori? «Claudio, saranno cazzi miei?».
L’amico del cuore? «Gianluca Pignatelli, il mio socio. È molto più bravo di me, lo ammiro talmente tanto che fra due anni mollo tutto a lui».
Anche lui fa le «lucherinate»? «No, lui non ha il coraggio, si vergogna».
Come avresti gestito le recenti storie tipo Melandri-Piovani, Zaccaria-Guerritore, D’Auria-Baldassarre?
«Sono storie ingestibili. Non mi piace arrivare nell’intimità delle persone. Preferisco inventare storie false».
Chi ti piace nel mondo della tv? «Da pazzi Maria De Filippi. Intelligentissima, bellissima, eroticissima. Adoro lei, la sua voce, la sua grinta, la sua timidezza».
Chi non ti piace? «La Panicucci. È una brutta copia di Renée Zelvegger. Mi dà sui nervi anche Magalli. La Clerici invece mi attrae nel suo squinziume. Una Doris Day della Rinascente. Nell’Isola dei famosi mi divertiva Carmen Russo e detestavo Pappalardo, un vero leccapiedi, finto, appena vedeva un cameraman gli si buttava addosso, faceva scene isteriche, voglio le sigarette, insopportabile. Mi piaceva Giada e anche sua madre quando litigava. Le cose molto trash mi appassionano. Al cinema i filmacci gialli mi fanno impazzire».
Le altre donne televisive? «Da morire la Gruber. Mi piace come si veste, come parla. È divertente, diversa dalle altre. Altissimo livello».
Gioco della torre. Se in cima alla torre ci fossero Bondi e Schifani chi butteresti giù? «Mi butterei di sotto io. Che ci sto a fare su una torre con Bondi e Schifani? È una cosa contro natura. Sono terribili. Quando vedo Bondi in televisione lo scruto attentamente perché mi pare inverosimile che si possa essere fatti in quel modo».
Annunziata o Cattaneo? «Butto l’Annunziata. È troppo rissosa».
Socci o Veneziani? «Butto Socci. Perché perché perché perché perché Excalibur mi faceva schifo».
D’Alema o Fassino? «Butto D’Alema. Ha l’aria arrogante, cattiva, supponente».
Dell’Utri o Previti?
«Previti mi piace come si pettina. Mi sono anche informato su chi è il suo parrucchiere».
Bertinotti o Cofferati? «Butto Cofferati. È simpatico ma non capisce niente di opera».
Mina o Celentano? «Celentano mi piaceva da morire agli inizi. Adesso è costruito, falso, le sue pause mi annoiano, l’asfalto, il verde, il re degli ignoranti, non ne posso più. Quando lo sento parlare di caccia mi viene voglia di mangiare una quaglia viva».
Boncompagni o Magalli? «Butto Magalli perché odia la mia amica Irene Ghergo. Io sono mafioso. Se qualcuno detesta i miei amici lo odio».
Benigni o Grillo? «Butto Grillo. Non sopporto i monologhi. I monologhi non sono teatro. Io voglio lo spettacolo. Grillo mi annoia come Dario Fo. Se passo davanti a un teatro spero che non ci sia uno spettacolo di Fo perché ho paura che una calamita mi trascini dentro».

Ferrara o Lerner? «Salvo Ferrara. Come si siede davanti a una telecamera è subito televisione. Ma non mi piace quando attacca un film come La vita è bella. Detesto quelli che per farsi notare attaccano un grande film. Tipo Irene Bignardi, la prima che ha visto Eyes Wide Shut e ha detto che è una merda per essere l’unica che ha detto che fa schifo Kubrick».
Feltri o Belpietro? «Butto Belpietro. Sembra sempre che sorrida e non capisco se piglia in giro. Invece Feltri sembra cattivo ed è cattivo».
Daniela Santanché o Alessandra Mussolini? «Butto la Santanché. Mi ricorda le feste in Costa Smeralda, un agglomerato di miliardari che mi fa vomitare. Ma si può andare in un locale che si chiama Billionaire?».

Gasparri o La Russa? «La Russa perché è brutto».
Sarà mica bello Gasparri. «Ma La Russa sembra eternamente truccato, con quella barba fatta col righello.
Casini o Follini? «Salvo Follini, è il politico che mi piace di più».
Voti per lui? «No. Ma quando parla lo ascolto. Un suo discorso dura un minuto e non si perde in chiacchiere».
Per chi voti? «Ho votato radicale, repubblicano, verde. Ho votato tutti quelli che si votano quando non sai per chi votare e non servono a niente. Qualche volta socialista».
Fini o Bossi? «Scaravento Bossi. È cafone ed arrogante. I leghisti sono ridicoli tutti vestiti di verde. Mi ricordano quando ero bambino e tutti erano vestiti di nero».
Carlo Rossella o Emilio Fede? «Butto Emilio Fede. Il varietà non mi è mai piaciuto. Carlo Rossella invece è un bel musical».

 
 

Mercoledì 5 Settembre 2001

Con Maria Sung, sai che Lido
di ENRICO LUCHERINI

VENEZIA 2001 è tutto un capriccio. Le star cinesi che sbarcano al Lido, e sono rigorosamente sconosciute (quanto sono lontani i tempi della splendida Gong Li!), vengono scambiate l'una con l'altra. E non la mandano giù...Se qui ci fosse stata Maria Sung, l'unica vera star orientale di questa estate, sarebbe stata acclamata dal pubblico e rincorsa dai paparazzi. Charlize Theron ha perso il primo aereo ed è arrivata con tre ore di ritardo. Ha smarrito le valigie. Non ha voluto farsi intervistare da nessuna tv. Ha preteso di frequentare i posti che non sarebbero stati visitati da Nicole Kidman. La quale, da parte sua, ha manifestato le stesse pretese. La bella australiana, inoltre, appena scesa all'Hotel Cipriani pretendeva la stessa suite che, due anni fa, aveva occupato con l'ormai ex marito Tom Cruise. Oddio, c'era già dentro Liz Taylor. "Cacciatela!", ha intimato Nicole. Missione impossibile: Liz aveva già svuotato i suoi dieci bauli e non s'è trovato nessuno diposto a reimpacchettare tutto il guardaroba della diva. Un altro che, qui a Venezia, ha fatto i capricci è un insospettabile: Martin Scorsese. Il rgista, seminarista mancato, ha preteso un parrucchiere e un truccatore personali solo per fare "tana" al Lido. E' arrivato alle dieci ed è ripartito a mezzanotte...E Mira Nair, avendo saputo che la festa messicana di Cuaron era venuta benissimo, per il suo ricevimento aveva chiesto un battaglione di ballerini esotici. Ma era tardi per scritturarli, così la regista indiana ha dovuto accontentarsi di quello che c'era sul posto: e a ballare sono stati (con grande divertimento) i ragazzi delle varie troupe televisive e i giornalisti accreditati alla Mostra. Il successo del film di Woody Allen, La maledizione dello scorpione di giada, ha scatenato il delirio delle città venete: da Chioggia a Conegliano, da Mestre a Jesolo, tutte le amministrazioni locali hanno chiesto alla "Medusa" copie del film per serate-evento, feste di piazza e baccanali sulla spiaggia. Ma la distribuzione non ha accolto le richieste, perchè il film sta per uscire nelle sale di tutta Italia.

© IL MESSAGGERO

 

Lunedi 9 aprile 2001

Lucherini: "Così ho reso famose tutte le attrici della Dolce vita"
Il press-agent: da Anita Ekberg a Monica Bellucci, lanciate dalle mie invenzioni

di Barbara Palombelli

ROMA - "Io pettegolo? E chi non lo è? I più grandi curiosi di pettegolezzi di tutti i tempi sono sempre stati proprio gli insospettabili, i grandissimi. Nel cinema: Luchino Visconti, Pietro Germi, oggi Nanni Moretti... Luchino voleva sapere tutto di tutti, adorava le storie delle squinzie, e così Germi: mi portava in certe trattorie fuori mano e mi interrogava fino a notte fonda. Non parliamo di Moretti, lui così schivo, apparentemente. Vuole sapere tutto quello che succede negli altri set, per filo e per segno. Cosa sarebbe il cinema senza il pettegolezzo, senza la chiacchiera? Una noia mortale. Chi sarebbe Rita Hayworth se qualcuno non avesse piazzato la nuvola di Hiroshima dietro le sue gambe, soprannominandola l'Atomica? Quando il gossip non c'è bisogna inventarlo, e ho inventato tante di quelle storie...". Una mattina di primavera, davanti a un cortile di palazzo Borghese, prendendo un caffè con Enrico Lucherini, il primo press-agent italiano, l'inventore del mito della Dolce vita. Anche la sua è dolce? "Dolcissima, meravigliosa. Sono innamorato dello spettacolo, degli attori, delle attrici, delle novità. Ancora adesso, la notte del lancio di un film non riesco a dormire: aspetto le due di notte per comprare i giornali, per vedere cosa hanno scritto, soffro più io del produttore... La prima volta che vidi Cinecittà fu con mio padre. Portò me e mio fratello a vedere un ciak di un film di Macario, il Jerry Lewis italiano, era "Imputato, alzatevi"... Ricordo quel giorno come fosse oggi. Correva l'anno 1939, avevo sei anni, rimasi folgorato. Non immaginavo che avrei passato in quei viali tante ore, tanti anni, tanti momenti meravigliosi. Non avrei neanche immaginato che mio padre mi avrebbe buttato fuori di casa. Già da allora, infatti, il mio destino di maschio primogenito era segnato: avrei studiato medicina". Come si usava una volta, nella buona borghesia: seguire la professione di famiglia: "Mio padre Tommaso era un grande medico. Cattedra, incarico al Policlinico, una clientela importante. Lavorava sempre, anche di notte, scriveva libri, studiava e correva dai malati: quando il telefono squillava, lui partiva con la sua borsa, aveva il senso della missione... Abitavamo in via dei Monti Parioli, il quartiere più chic di Roma, e lui aveva lo studio al pianterreno, io mi ci infilavo di nascosto quando visitava gli attori di allora: Salvo Randone, Mariella Lotti, Caterina Boratto. Mia madre, Maria Giuseppina Panzini, era la nipote dello scrittore Alfredo. Da piccolo, giocavo con mio fratello Mario e con mia sorella Bianca agli indovinelli sul cinema. Io mostravo a Mario una foto coperta, e lui dai capelli doveva capire se si trattasse della Noris o della Ferida... Eravamo pazzi per il palcoscenico, parlavamo solo di quello. Un giorno, incontrai un gruppo di ragazzi dell'accademia d'arte drammatica, erano in tuta da ginnastica, li seguii... mi parlavano dei loro miti: Andreina Pagnani, Giorgio De Lullo, Rossella Falk, di quella che era un tempo la Compagnia dei Giovani, un gruppo teatrale leggendario...". Enrico studia medicina di malavoglia e - di nascosto dai suoi - frequenta l'accademia. Quando i genitori partono, organizza a casa delle grandi feste per gli attori di teatro. Spera di fare anche lui l'attore. Grazie all'amicizia di Giuseppe Patroni Griffi riesce ad ottenere una comparsata, una piccolissima parte, in "D'amore si muore". Il padre lo butta fuori di casa, lui si trasferisce in una pensioncina dalle parti della stazione Termini. Lasciata una famiglia, ne trova un'altra: quella che si ritrova al teatro Eliseo, attorno a Paolo Stoppa e a Visconti. "Una nuova vita e un nuovo ufficio, tutto mio: via Veneto. Correvo da un tavolo all'altro, cominciavo un mestiere sconosciuto a tutti: l'addetto-stampa. Lanciavo i film, costringevo i settimanali di allora, Europeo , Epoca , Espresso , a parlare del cinema. La prima mossa fu quella di indicare ai fotografi gli attori, le attrici. Nessuno, allora, li conosceva... La seconda, organizzare delle foto in qualche modo "proibite", vista la censura imperante. Per Mauro Bolognini e la sua "Notte brava" del 1958, feci bagnare, tutte vestite, Antonella Lualdi, Annamaria Ferrero, Elsa Martinelli... le camicette diventavano trasparenti, e il gioco era fatto". Fellini scrive "La dolce vita", Lucherini gli suggerisce di immergere Anita Ekberg nella Fontana di Trevi. Un'idea che avrebbe fatto il giro del mondo, un'immagine che ha reso eterno il mito del regista. Magro, alto, veloce e sveglissimo, Enrico comincia a guadagnare i primi soldi ed è adorato da Ennio Flaiano e Sandro De Feo "sempre per i miei racconti, e per la mia disponibilità. Fui io a portare fuori dal night Rugantino, la notte dello spogliarello di Aiché Nanà, il rullino che Tazio Secchiaroli aveva scattato. Ero elegante, nessuno mi fermò all'uscita. L' Espresso fece il suo scoop ed entrò nella storia di quegli anni". Giochi veri e giochi falsi. Tutti buoni per far scrivere i giornali. Visconti mette in scena "Il giardino dei ciliegi" e vuole fiori freschi, Lucherini inventa che gli alberi arrivano, ogni cinque giorni, dal Giappone. Non è vero, ma tutti ci credono. Si gira "Il Gattopardo" e una voce suggerisce che tutti gli oggetti, perfino le bretelle, siano della casata Tomasi. Verosimile, ma falso, come i fiori che dovrebbero arrivare - per espressa volontà del regista - da Sanremo e invece sono del negozio all'angolo. Di notte, Luchino ed Enrico ridono, alle spalle dei cronisti. Ma confermano sempre. In casa Visconti, in via Salaria, dopocena si gioca. A nascondere un anello, che tutti devono cercare... e magari è legato ai lacci delle scarpe del regista. O alla camiciaia: "Due squadre - spiega Lucherini - debbono scrivere nomi famosi, poi si eliminano quelli in comune... vince la squadra che resta con più nomi. Ovviamente, i nomi che avanzavano erano quelli delle attricette, delle poverette... Ci divertivamo moltissimo: pochi sanno che il regista, di nascosto dal partito comunista che allora lo voleva sempre super impegnato, si divertiva con Nilla Pizzi, Mina, Iva Zanicchi, adorava scommettere in gruppo sulla finale di Sanremo, correva di pomeriggio a vedere film come "Sciarada", "Il dottor Zivago" e mi diceva sempre: non diciamolo ad Antonello Trombadori (dirigente del Pci responsabile, in quegli anni, della cultura, ndr )". A insegnare a Lucherini i segreti dei press-agent americani è Sofia Loren: "Mi spiegò l'importanza del marchio: di un film, bisogna imporre un'immagine sola... Sofia è e resta la sola diva vera che abbiamo. È una mia grande amica, ma ormai ci vediamo pochissimo. Aveva una grazia innata, entrava sempre per ultima, si concedeva pochissimo. Con lei, lavorare era facile. Con le altre, facevo più fatica... Alla Milo dovetti incendiare - per finta - una parrucca. Agostina Belli, per farla apparire sui giornali, la feci annegare. La scena era costruita perfettamente: lei che annaspa, il regista vestito che la salva, l'ambulanza, l'iniezione... Agostina non voleva l'iniezione, ma io la costrinsi. La notizia non potevo darla io, doveva darla il medico. Allora sì che tutti ci avrebbero creduto... come fu". Fantasia, creatività, molto cinismo e tanta ironia. "Non esiste una formula segreta, il mio è un mestiere che devi reinventare tutti i giorni. Leonardo Pieraccioni lo lanciai facendolo apparire, per la prima volta, sul mio lettone di casa. Chiamai i giornalisti e dissi loro che avrebbero trovato una sorpresa... Monica Bellucci, in "Malèna" di Giuseppe Tornatore, l'ho lanciata mostrando un video di dieci minuti a pochissimi superVip, nelle case, in una stanza d'albergo al festival di Venezia... se ne parlò per mesi, prima che il film arrivasse nelle sale". Un consiglio per conquistare le pagine dei giornali? "L'unico che sento di dare è la sottrazione, apparire il meno possibile e soltanto nei posti giusti... evitare la Sardegna, fingere di avere passato un mese nel deserto, rendersi preziosi. Negarsi, in Italia, è così raro... fa notizia chi non c'era e non chi c'è sempre". Il prossimo film che sarà "lucherinato", il 18 aprile, è "Il nemico alle porte" di Jean Jacques Annaud. Il prossimo spettacolo teatrale, di Vincenzo Salemme, "Sogni e bisogni"... "Parla di un membro maschile che divorzia dal suo titolare e sceglie la libertà... una commedia divertentissima e mai volgare".

bpalombelli@rcs.it
© CORRIERE DELLA SERA

 
Chi24 Agosto 2005


Sono il burattinaio delle star
di Tiziana Mantovani

Chi 24 agosto 05
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Sabato 28 luglio 2007

«E il mio ufficio era
un tavolo di Doney»

LUCHINO VISCONTI
Anche lui faceva parte del gruppo
ma lo accompagnavo
a vedere “Sciarada” di nascosto:
un regista impegnato non poteva
applaudire un film di evasione
Dopo, come avrebbe fatto a dirlo
all’amico Trombadori?

di Gloria Satta

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saverio.ferragina@tin.it