TEATRO FILMOGRAFIA
 



Vittorio Mezzogiorno
di Marco Tullio Giordana

Nel 1978 ci siamo incontrati perché dovevi interpretare una parte nel mio primo film, "Maledetti vi amerò". Slittamenti e coincidenze ti hanno impedito di lavorarci. Non importa, ci sei dentro lo stesso. Abbiamo covato quel film per così tanto tempo che alla fine, anche se non lo sa nessuno, è stato come se tu l'avessi fatto comunque. La stessa cosa è accaduta per tuíti gli altri che ho realizzato o progettato in seguito: c'era sempre un ruolo per te, potevi scegliere quello che volevi. Anche adesso, che sto lavorando al prossimo, fingo di poterti scritturare. Mi aiuta immaginarti mentre scrivo la tua voce dice questa o quella battuta, accarezza le intonazioni e mi rivela subito le stonature. Mi aiutano soprattutto le obiezioni che faresti, la cura per la verosomiglianza, la ripugnanza per le scorciatoie.

Dunque, ho fatto tutti i miei film con te. Ma non è vero. Agli atti risulta solo la "Caduta degli angeli ribelli". Ricordi le polemiche a Venezia, gli insulti, il dileggio? La soddisfazione maligna di vederci inciampare? Gli scacchi pesano, si insinuano nei sodalizi come il tradimento in una fortezza. Ne uscimmo invece rafforzati, amici più di prima. Capimmo che la strada era in salita, che non saremmo cresciuti senza faticare. Sei partito per la conquista del mondo arruolato nell'esercito multietnico di Peter Brook. Hai scalato le Ande con Herzog, hai scavato i bassifondi con Chereau. Prima ancora avevi raccontato italiani per bene con Rosi, con Montaldo, e anche qualche "malamente" (con Nanni Loy). Sei tornato e non hai avuto paura di immergerti nella disperazione di "Woizeck" con Martone. di sfidare le convenzioni con Bellocchio, di concederti i grandi numeri e la popolarita della "Piovra". Aristocratico e plebeo al tempo stesso, non temevi la contaminazione. potevi mescolare ambienti e generi senza questione di snobismi o gerarchie. C'era Napoli dietro di te, il suo lontano llluminismo ne preparava la resurrezione. Detestandone folclore e stereotipi, hai amato la parte nascosta della tua città, quella che il mare non bagna. Sono felice di averla potuta conoscere con te.

Sulle montagne del Sannio mi parli della malattia. Camminiamo lungo una mulattiera esplorando ruderi di vecchie case, pascoli, alberi centenari che probabilmente non rivedrai. Si prepara il ruolo più difficile, quello che rischia di spaventarti, di renderti irriconoscibile. Invece parli con tranquillità della malattia, non hai paura. Anche ora che il tempo è prezioso, non diluisci la tua angoscia negli altri, rifiuti di farli sentire in colpa per la loro salute o il loro futuro. Non simuli, non reclami finzioni. Preferisci parlare delle cose di sempre: hai appena visto "Libera" di Pappi Corsicato e la sua natura irridente ti ha conquistato. Sai che potresti tranquillamente appartenere al nuovo testo che la tua città sta elaborando: Martone, Corsicato, Capuano (e prima ancora Moscato e Ruccello) e quelli che verranno non sono che altri fratelli ai quali prestare il tuo profilo da sparviero, lo sguardo azzurro, il sorriso che rende mite e infantile la tua faccia. Cerco di non pensare che dovremo tutti farne a meno. Scolliniamo e un altro paesaggio appare alla vista: mi indichi un piccolo bosco che vorresti comprare. Non rinunci ai progetti: il tuo piccolo bosco sannita e Schnitzler che vorresti portare sullo schermo con Fabrizio Bentivoglio: lo stimi e le tue parole sono generose, come sempre coi tuoi colleghi. Parli con tale convinzione che mi lascio incantare e il film scorre "reale" come gli altri che (non) abbiamo girato assieme.

Ogni tanto la tua mancanza arriva a tradimento. Ogni tanto invece capita di ritrovarti. Hai lasciato molte tracce: negli amici, nelle persone amate, nei film interpretati. Ti ritrovo in Giovanna che ha scelto di fare l'attrice: tua figlia non ti sostituisce, ti "continua". C'è molto di te nel suo scegliere con cura, nel pretendere da sé, nel cercare personaggi inquieti, non riconciliati. Non è la fretta a guidarla o la ricerca del successo a buon mercato, si sente la buona scuola. Adesso mi è perfino possibile parlare di te o scriverne, come fino a poco tempo fa non mi riusciva. Il merito è di questa eredità che hai lasciato, attiva, anziche legata al rimpianto, ognuno puo rintracciarla, accedervi senza chiedere permesso, farne tesoro come crede. Chi volesse sapere come fare l'attore seriamente non ha che da guardare anche uno solo dei tuoi lavori: dicevi che il cinema non fotografa ma "radiografa"; che non si può mentire alla pellicola perché penetra oltre la buccia e svela ogni artificio. È la cosa che mi hai insegnato nella "Caduta degli angeli ribelli": gli attori non vanno "diretti" come il traffico, non vanno "guidati" come automobili. Metterli in condizioni di incarnare il personaggio con verità e naturalezza, metterli in condizioni di "essere", non di "simulare": questo il vero talento di un regista. Non l'avrei mai saputo se non me l'avessi insegnato.

Marco Tullio Giordana
(Tratto dal programma del Napoli Film Festival'99)

 

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